Durante: il mio primo progetto digitale

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Paolo Bonetti

Ogni storia ha un inizio. La mia, nel mondo digitale, ha un nome preciso: Durante.

Ricordo perfettamente quel periodo. Era l’autunno del 2015, avevo poco meno di trent’anni e una sensazione che mi accompagnava da tempo: quella di avere qualcosa da dire, da mostrare, da costruire, ma di non aver ancora trovato il mezzo giusto per farlo. Il digitale, per me, non era semplicemente una moda o una tendenza da cavalcare. Era un linguaggio che sentivo mio, un territorio inesplorato dove intuivo che le idee potessero prendere forme nuove, raggiungere persone che altrimenti non avrei mai incontrato.

L’idea che ha cambiato tutto

Durante nasce da una riflessione semplice ma potente: viviamo in un’epoca in cui i contenuti video hanno un impatto straordinario sulla comunicazione. I social network stavano cambiando radicalmente il modo in cui le persone consumavano informazioni, e io volevo essere parte di quel cambiamento. Non come spettatore, ma come protagonista.

Ho iniziato a lavorare al progetto con l’entusiasmo di chi non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare. Non avevo un team strutturato, non avevo un budget importante, non avevo le certezze che oggi, con il senno di poi, avrei voluto avere. Ma avevo qualcosa di più prezioso: la curiosità e la determinazione di chi crede profondamente in quello che sta facendo.

Il primo video

Il video di Durante rappresenta il mio primo passo concreto nel mondo della produzione digitale. Può sembrare banale, ma pubblicare quel primo contenuto ha significato molto più di quanto possa sembrare dall’esterno. Ha significato metterci la faccia, letteralmente e figurativamente. Ha significato esporsi, accettare il giudizio degli altri, rischiare il fallimento pubblico.

Ricordo le ore passate a rifinire ogni dettaglio, a chiedermi se fosse abbastanza buono, se avesse senso, se qualcuno lo avrebbe guardato. Quelle domande, che all’inizio sembravano paralizzanti, si sono rivelate il carburante che mi ha spinto a migliorare costantemente.

Cosa ho imparato

La lezione più importante che Durante mi ha insegnato non riguarda la tecnica, il montaggio o la distribuzione dei contenuti. Riguarda il coraggio di iniziare. Nel mondo digitale, come in qualsiasi altro ambito, la perfezione è nemica dell’azione. Se avessi aspettato di avere tutto perfettamente allineato — le competenze, le risorse, il momento giusto — probabilmente starei ancora aspettando.

Durante mi ha insegnato che il primo passo è sempre il più difficile, ma anche il più importante. Che l’imperfezione di un primo progetto è infinitamente più preziosa della perfezione di un progetto mai realizzato. Che il feedback, anche quello negativo, è un regalo che ti permette di crescere.

Il seme di tutto ciò che è venuto dopo

Guardando indietro, mi rendo conto che Durante non è stato semplicemente un progetto. È stato il seme da cui è germogliato tutto ciò che è venuto dopo: Limitless Story, Speechless, Delfy e tutte le avventure digitali che hanno definito il mio percorso professionale.

Quel primo video del 2015 mi ha dato la conferma che cercavo: il digitale era il mio mondo. Non solo come strumento di lavoro, ma come ecosistema in cui potevo esprimere la mia creatività, risolvere problemi reali, creare valore per le persone.

Ogni volta che qualcuno mi chiede un consiglio su come iniziare nel mondo digitale, racconto la storia di Durante. Non perché sia una storia straordinaria, ma perché è una storia vera. La storia di qualcuno che ha semplicemente deciso di iniziare, con tutti i limiti e le paure del caso, e che da quel primo passo non si è più fermato.

Il 2015 sembra un’era geologica fa nel mondo della tecnologia. Ma i principi che ho imparato allora — il coraggio di iniziare, la capacità di adattarsi, la voglia di sperimentare — sono gli stessi che mi guidano ancora oggi. E tutto è partito da lì, da quel progetto con un nome che, non a caso, rimanda a qualcosa che accade nel presente, mentre succede: Durante.


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