Delfy su Panorama: l’oracolo dei big data

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Paolo Bonetti

Il 2018 è stato l’anno in cui l’Italia si è preparata per le elezioni politiche del 4 marzo, e il dibattito pubblico era dominato da una domanda: chi vincerà? I sondaggi tradizionali oscillavano, le previsioni si contraddicevano, gli esperti si dividevano. In quel clima di incertezza, Panorama ha trovato in Delfy una prospettiva diversa, una lente nuova attraverso cui guardare il futuro politico del Paese.

La rivista ci ha dedicato non uno, ma due articoli. E il termine che hanno usato per descriverci è rimasto impresso nella nostra identità: l’oracolo dei big data.

Prevedere le elezioni con i social

L’idea di utilizzare i dati dei social network per prevedere l’esito delle elezioni politiche era, nel 2018, ancora relativamente avanguardistica in Italia. Negli Stati Uniti se ne parlava già da qualche anno, soprattutto dopo le elezioni del 2016 che avevano mostrato i limiti dei sondaggi tradizionali. Ma nel nostro Paese, l’approccio data-driven alla previsione politica era ancora una novità.

Delfy si è inserito in questo spazio con un approccio rigoroso. La nostra piattaforma non si basava su sondaggi di opinione o interviste telefoniche: analizzava direttamente le conversazioni che milioni di italiani avevano ogni giorno sui social network. Twitter, Facebook, Instagram, forum, blog — ogni spazio digitale diventava una fonte di dati preziosa per comprendere gli umori dell’elettorato.

Non chiedevamo alle persone cosa avrebbero votato. Osservavamo cosa dicevano, come reagivano, quali temi li appassionavano o li indispettivano. Era un approccio radicalmente diverso, che superava molti dei limiti strutturali dei sondaggi tradizionali: nessun effetto di desiderabilità sociale, nessuna autoselezione del campione, dati in tempo reale anziché fotografie statiche.

L’articolo sulle previsioni elettorali

Quando Panorama ha pubblicato l’articolo dedicato alle previsioni elettorali basate sui social, il tempismo era perfetto. L’Italia era a poche settimane dal voto e la fame di previsioni era al suo massimo. Il nostro modello offriva una prospettiva complementare ai sondaggi tradizionali, non in contrapposizione ma in aggiunta.

L’articolo analizzava come Delfy fosse in grado di misurare il sentiment politico sui social network, identificando i candidati e i partiti che generavano più conversazioni, più engagement, più reazioni emotive. Il nostro algoritmo non si limitava a contare le menzioni — sarebbe stato troppo semplicistico. Analizzava il tono delle conversazioni, distinguendo tra commenti positivi, negativi e neutri. Valutava l’autenticità delle interazioni, filtrando bot e account fittizi. Pesava l’influenza dei diversi account in base alla loro reach e credibilità.

Era un lavoro di analisi sofisticato che produceva una mappa dettagliata del consenso digitale dei vari schieramenti politici.

L’oracolo dei big data

Il secondo articolo di Panorama si concentrava più ampiamente sulle capacità predittive di Delfy, andando oltre il contesto elettorale. L’oracolo dei big data: un titolo che catturava l’immaginazione e che, soprattutto, comunicava al grande pubblico il potenziale di una tecnologia che fino a quel momento era rimasta confinata nei circoli degli addetti ai lavori.

L’articolo spiegava come Delfy utilizzasse i big data per fare previsioni in diversi ambiti: dalla politica al marketing, dalla comunicazione aziendale alla gestione della reputazione online. Il principio era sempre lo stesso — analizzare grandi volumi di dati social per estrarre insight predittivi — ma le applicazioni erano virtualmente infinite.

Per me, la cosa più gratificante di quell’articolo era la consapevolezza che Delfy stava contribuendo a democratizzare l’accesso ai big data. Fino a pochi anni prima, l’analisi dei dati su larga scala era prerogativa di grandi corporation con budget milionari. Noi stavamo rendendo quella stessa potenza analitica accessibile a un pubblico molto più ampio.

La sfida della credibilità

Lavorare sulle previsioni elettorali è stato anche un esercizio di equilibrio delicato. Le previsioni, per loro natura, possono essere smentite dai fatti. Ogni modello predittivo ha un margine di errore. E in un contesto politico polarizzato come quello italiano del 2018, qualsiasi previsione rischiava di essere strumentalizzata da una parte o dall’altra.

Ho sempre sostenuto la necessità di essere trasparenti sulla metodologia e onesti sui limiti dei nostri modelli. Non abbiamo mai preteso di avere la sfera di cristallo: abbiamo sempre presentato le nostre analisi come uno strumento complementare, un dato in più da aggiungere al quadro complessivo. Questa onestà intellettuale, credo, è stata una delle ragioni per cui testate autorevoli come Panorama hanno scelto di dar voce al nostro lavoro.

Due articoli, un messaggio

La doppia pubblicazione su Panorama ha avuto un effetto moltiplicatore sulla visibilità di Delfy. Essere citati una volta su una grande testata nazionale è già significativo. Essere citati due volte, su due temi diversi ma complementari, significava che la redazione ci considerava una fonte autorevole, un punto di riferimento nel campo dell’analisi dei dati social.

Per il nostro team, quegli articoli rappresentavano la conferma che il lavoro di mesi stava producendo risultati tangibili. Non solo in termini di business, ma in termini di riconoscimento pubblico del valore della nostra tecnologia.

Guardando oltre

L’esperienza con le previsioni elettorali del 2018 ha aperto a Delfy nuove strade e nuove opportunità. La dimostrazione che i nostri algoritmi potevano produrre analisi significative in un contesto complesso come quello politico ha rafforzato la fiducia di clienti e partner nelle applicazioni in ambito aziendale e marketing.

Se potevamo analizzare il sentiment verso i partiti politici, potevamo fare lo stesso con i brand. Se potevamo prevedere tendenze elettorali, potevamo prevedere tendenze di mercato. Il principio era lo stesso: ascoltare ciò che le persone dicevano online, e trasformare quel rumore in informazione strutturata.

L’oracolo dei big data aveva dimostrato di saper parlare. Ora doveva dimostrare di saper ascoltare ancora meglio.


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