C’è un momento, nella vita di ogni progetto, in cui ti rendi conto che non stai più parlando solo tu: sono gli altri a parlare di te. Con Delfy, quel momento è arrivato nel 2018, e devo ammettere che è stata una delle esperienze più intense del mio percorso imprenditoriale.
L’intervista con The Way Magazine
Ricordo perfettamente il giorno in cui mi hanno contattato da The Way Magazine. Era una testata che seguivo già da tempo, specializzata nel raccontare storie di imprenditori e innovatori italiani che cercavano di fare qualcosa di diverso. Quando mi hanno proposto un’intervista per presentare Delfy, ho capito che il progetto stava iniziando a farsi notare al di fuori della mia cerchia diretta.
L’idea alla base di Delfy era nata da un’osservazione semplice ma potente: nel mondo del business, la digitalizzazione non era un’opzione, era una necessità. Eppure, tantissime aziende italiane — soprattutto le piccole e medie imprese — si trovavano completamente spiazzate di fronte alla trasformazione digitale. Non sapevano da dove cominciare, non avevano le competenze interne, e spesso si affidavano a soluzioni frammentate che non portavano risultati concreti.
Con Delfy volevamo offrire qualcosa di diverso: un approccio strutturato, una piattaforma che potesse accompagnare le aziende nel loro percorso di digitalizzazione in modo concreto e misurabile. Non si trattava di vendere tecnologia fine a sé stessa, ma di costruire un ponte tra il mondo tradizionale del business e le opportunità offerte dal digitale.
Nell’intervista con The Way Magazine ho avuto la possibilità di raccontare tutto questo. Ho parlato della genesi del progetto, delle sfide che avevamo affrontato nella fase di sviluppo, e soprattutto della visione che ci guidava. Quello che mi ha colpito è stato l’interesse genuino della redazione: non si sono limitati a fare domande di rito, ma hanno cercato di capire davvero cosa rendesse Delfy diverso dalle tante soluzioni già presenti sul mercato.
Ho spiegato come il nostro approccio partisse sempre dall’analisi del business del cliente. Prima di proporre qualsiasi soluzione tecnologica, ci sedevamo con l’imprenditore e cercavamo di capire i suoi obiettivi, le sue criticità, i suoi punti di forza. Solo dopo questa fase di ascolto — che per me è sempre stata fondamentale — procedevamo a disegnare una strategia digitale su misura.
La risposta dei lettori fu incredibilmente positiva. Ricevetti messaggi da imprenditori di tutta Italia che si riconoscevano nelle problematiche che avevo descritto e volevano saperne di più. Fu in quel momento che capii quanto il tema della digitalizzazione fosse sentito, ma anche quanto fosse ancora poco compreso nella sua realtà operativa.
L’evento Hotlead: mille persone e tanta energia
Se l’intervista con The Way Magazine era stata un’esperienza gratificante sul piano mediatico, la partecipazione all’evento organizzato da Hotlead fu qualcosa di completamente diverso: un bagno di realtà, nel senso più positivo del termine.
L’evento era dedicato alla digitalizzazione e aveva attirato oltre mille persone. Mille. Quando sono arrivato al venue e ho visto la sala gremita, ho avuto un misto di emozione e adrenalina che non provavo da tempo. C’erano imprenditori, manager, professionisti del digitale, studenti — un pubblico incredibilmente eterogeneo, unito dalla voglia di capire come la trasformazione digitale potesse cambiare il loro modo di lavorare.
Ho avuto l’opportunità di presentare Delfy davanti a questa platea e di confrontarmi con altri professionisti del settore. È stata un’esperienza formativa sotto molti punti di vista. Innanzitutto, mi ha costretto a sintetizzare il messaggio: quando hai pochi minuti per catturare l’attenzione di mille persone, ogni parola conta. Non puoi perderti in tecnicismi o in discorsi autoreferenziali. Devi andare dritto al punto e far capire subito il valore di quello che proponi.
Ma l’aspetto più prezioso dell’evento sono stati i momenti di networking. Durante le pause, nei corridoi, al termine degli interventi, ho avuto decine di conversazioni con persone che avevano problemi concreti e cercavano soluzioni concrete. Un ristoratore di Milano che non sapeva come gestire la presenza online del suo locale. Un’azienda manifatturiera del Veneto che voleva digitalizzare la supply chain ma non sapeva da dove partire. Un professionista freelance che cercava strumenti per automatizzare la gestione dei clienti.
Ognuna di queste conversazioni mi confermava che eravamo sulla strada giusta. Il mercato aveva bisogno di quello che stavamo costruendo, e la partecipazione massiccia a quell’evento ne era la prova tangibile.
Il contesto del 2018
Vale la pena ricordare in che contesto ci trovavamo. Nel 2018, la trasformazione digitale era ancora un concetto relativamente nuovo per molte realtà imprenditoriali italiane. Si parlava molto di Industria 4.0, il governo aveva lanciato incentivi e piani di sviluppo, ma sul campo la situazione era molto diversa dalla narrazione ufficiale. Tantissime aziende erano ancora ancorate a processi analogici, comunicavano via fax, gestivano la contabilità su fogli Excel, e vedevano il digitale come un costo piuttosto che come un investimento.
In quel clima, portare avanti un progetto come Delfy significava anche fare un lavoro di evangelizzazione. Non bastava avere un buon prodotto: bisognava prima convincere le persone che il problema esisteva, e poi dimostrare che la soluzione funzionava. Era un doppio lavoro, faticoso ma incredibilmente stimolante.
La copertura mediatica di quel periodo — dall’intervista con The Way Magazine alla visibilità ottenuta attraverso l’evento Hotlead — è stata fondamentale per costruire credibilità e far conoscere il progetto a un pubblico più ampio. Ogni articolo pubblicato, ogni menzione sui social, ogni contatto fatto durante gli eventi contribuiva a far crescere non solo Delfy come prodotto, ma anche la consapevolezza del mercato rispetto all’importanza della digitalizzazione.
Cosa mi ha insegnato quel periodo
Guardando indietro a quel 2018, ci sono alcune lezioni che porto ancora con me oggi. La prima è che la comunicazione è importante tanto quanto il prodotto. Puoi avere la soluzione migliore del mondo, ma se non riesci a raccontarla nel modo giusto alle persone giuste, resterà nel cassetto.
La seconda lezione è che gli eventi dal vivo hanno un valore insostituibile. Nell’era del digitale, può sembrare paradossale, ma niente sostituisce lo sguardo di una persona che ti dice “sì, ho esattamente quel problema” dopo averti ascoltato parlare per venti minuti. Quel tipo di connessione umana è la base su cui si costruiscono i rapporti di business più duraturi.
La terza lezione, forse la più importante, è che bisogna avere il coraggio di mettersi in gioco. Quando ho accettato l’intervista con The Way Magazine, non sapevo come sarebbe andata. Quando sono salito sul palco dell’evento Hotlead davanti a mille persone, avevo le mani che tremavano. Ma in entrambi i casi, il risultato è stato straordinariamente positivo, e ha aperto porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse.
Delfy è stato un capitolo importante della mia storia imprenditoriale, e la rassegna stampa del 2018 ne è la testimonianza. Ogni articolo, ogni evento, ogni intervista ha contribuito a costruire il percorso che mi ha portato dove sono oggi.